E’ ovvio che Studentindipendenti non poteva esimersi dall’esprimere la propria opinione su quanto successo all’università La Sapienza di Roma a partire dal 14 gennaio 2008, quando tutti i quotidiani hanno dedicato la prima pagina alla richiesta che 67 professori dell’ateneo romano hanno mosso al rettore, con una lettera in cui si chiedeva che la partecipazione del pontefice all’inaugurazione dell’anno accademico venisse annullata.
Una analisi seria ed obiettiva dei fatti è indispensabile tanto quanto la forte critica che va mossa nei confronti della stampa e della politica, che ha trattato la vicenda in modo confusionario, omettendo di proposito fatti, esasperando i toni e addossando colpe a docenti che non avevano fatto altro che avanzare una critica nei confronti di un rettore eletto dai docenti stessi. Nelle prese di posizione più moderate si è parlato spesso di iniziativa censoria e di sconfitta della democrazia, ma molti esponenti della classe (o casta, o forse cosca) politica hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa. Personalmente trovo che la medaglia d’oro sia difficile da assegnare. Il leader dell’ UDC, Pierferdinando Casini, ha affermato che gli italiani dovrebbero aver paura che quei professori insegnino ai propri figli. Più avanti potrete leggere i nomi dei firmatari della “lettera dello scandalo”. Se cercate su Google vi accorgerete che si tratta di persone che vantano brillanti carriere accademiche, in altri termini si tratta di persone a cui Casini non è neanche degno di lustrare le scarpe; il folkloristico segretario de “La Destra”, Francesco Storace, ha auspicato che questi professori vengano al più presto licenziati. Ma voi vi immaginate un Giorgio Parisi, unico fisico italiano, assieme a Nicola Cabibbo, membro della National Academy of Sciences americana, licenziato dall’ università italiana?
L’unico modo per iniziare una critica razionale è fare un attenta analisi cronologica dei fatti.
Tutto inizia, quantomeno a livello mediatico, il 14 novembre 2007, quando “il Manifesto” pubblica una lettera aperta che Marcello Cini, professore emerito dell’università la Sapienza, ha scritto al rettore Renato Guarini. Il testo della lettera è il seguente:
Signor Rettore, apprendo da una nota del primonovembre dell’agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato ilprogramma dell’inaugurazione del 705esìmo Anno Accademicodell’università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedevala presenza del ministro Mussi ad ascoltare la Lectio Magistralis dipapa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia diinaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non cisarà più».
Come professore emerito dell’università LaSapienza – ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla miachiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche enaturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini eEnrico Persico – non posso non esprimere pubblicamente la miaindignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca dinascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmentel’obiettivo politico e mediatico.
Non commento il triste fatto che Lei è statoeletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Uncattolico democratico – rappresentato per tutti dall’esempio di OscarLuigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza dellaRepubblica – non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio.Mi soffermo piuttosto sull’incredibile violazione della tradizionaleautonomia delle università – da più 705 anni incarnata nel mondo da LaSapienza dalla Sua iniziativa.
Sul piano formale, prima di tutto. Anche se neiprimi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è statainsegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematichee naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c’è più traccianelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli statinon confessionali. Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona doveil professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla qualemi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parteesclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioniuniversitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi delprofessor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell’ambito degliargomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenutain una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tieneconto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fineal conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileoda parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenzatra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corsodell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stataconsiderata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecentoanni e più.
Sul piano sostanziale poi le implicazionisarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo propriodal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona,dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella diRoma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica delpapato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione dellerispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nelprofondo.., si tratta – cito testualmente – dell’incontro tra fede eragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramentedall’infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla naturadel pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Nonagire “con il logos” è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programmadal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazionesollevata nel mondo islamico dall’accenno alla differenza che cisarebbe tra il Dio cristiano e Allah – attribuita alla suppostarazionalità del primo in confronto all’imprevedibile irrazionalità delsecondo – che sarebbe a sua volta all’origine della mitezza deicristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggiosostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, ipogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, latratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione che i cristiani hannoregalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questoincontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze comeambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale allaquale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propriadelle scienze naturali – conclude infatti il papa – con l’intrinsecosuo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascendeinsieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa devesemplicemente accettare la struttura razionale della materia e lacorrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operantinella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorsometodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste edeve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi delpensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in mododiverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze econvinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmentequella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza;rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostroascoltare e rispondere».
Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sonomiei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l’ex capo delSant’uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a essocompete. Che è sempre stato e continua a essere l’espropriazione dellasfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delleemozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendical’esclusività della mediazione fra l’umano e il divino.Un’appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differentiforme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicatasenza rispetto per la dignità personale e l’integrità morale di ogniindividuo.
Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo piùusare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzatol’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia perentrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla inriga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l’appoggioesplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligentese non il tentativo – condotto tra l’altro attraverso una maldestranegazione dell’evidenza storica, un volgare stravolgimento deicontenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati eil vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell’avversario -di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi dellareligione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i lorostudenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoriadanwiniana dell’evoluzione biologica che sta alla base, in tutto ilmondo, della moderna biologia evolutiva?
Non desco a capire, quindi, le motivazioni dellaSua proposta tanto improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nelmondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcoratadella visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria»)subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, saràcomunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si puòpretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l’AnnoAccademico dell’Università La Sapienza».
Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritrattoresterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolodell’autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.
Marcello Cini
In linea di massima condivido quanto detto dal professor Cini, ma vorrei soffermarmi su alcuni fatti: la lettera è stata pubblicata il 14 novembre, due mesi prima della (mancata) visita del pontefice, ma nessuno, nei giorni dell’occupazione del rettorato e in quelli seguenti si è preoccupato di far notare che la critica era stata fatta molto prima. Forse questa negligenza da parte dei giornali e delle televisioni è dovuta al fatto che ancora una volta la stampa avrebbe mostrato tutta la propria mancanza di lungimiranza (è sufficiente ricordare che nessuno aveva parlato del V-day di Beppe Grillo nei giorni precedenti all’evento che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone).
Tra l’altro, nella lettera al rettore, il professor Cini espone diverse critiche sull’evento in programma, ma non formula richiesta alcuna.
Alla lettera di Cini fa seguito una lettera inviata il 20 novembre da 67 professori al rettore Renato Guarini.
“Magnifico Rettore,
con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto checondividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello CiniLe ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertanteiniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVIall’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma,Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: «All’epocadi Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stessoGalileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sonoparole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quantodocenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusionedelle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto diquesto nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e diogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essereannullato.”
Segue la lista dei firmatari della lettera:
Andrea Frova, Angelo Vulpiani, Antonio Capone, Antonio Degasperis, Bernardo Favini, Brunello Tirozzi, Bruno Borgia, Carlo Bernardini, Carlo Cosmelli, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Carlo Mariani, Claudio Castellani, Egidio Longo, Enrico Bonatti, Enrico Massaro, Enzo Marinari, Enzo Scandurra, Federico Bordi, Federico Ricci Tersenghi, Fernando Ferroni, Flippo Cesi, Francesco Calogero, Francesco De Luca, Francesco De Martini, Gabriella Augusti Tocco, Giancarlo Poiana, Gianni Penso, Giorgio Parisi, Giovanni Ciccotti, Giovanni Destro-Bisol, Giovanni Organtini, Giovanni Rosa, Guido Ciapetti, Guido Corbo, Lucia Zanello, Luciano M. Barone, Luciano Maiani, Marco Cacciani, Marco Grilli, Maria Grazia Betti, Maria Grazia Ianniello, Mario Capizzi, Mario Mattioli, Marzio Cassandro, Massimo Falcioni,Massimo Testa, Maurizio Bonori, Maurizio Lusignoli, Miguel A. Virasoro, Paola Maselli, Paola Paggi, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Paolo Mataloni, Rita Vargiu, Sergio Caprara, Silvano Petrarca, Stefano Lupi, Valeria Ferrari, Vanda Bouche.
In questo post non ci dedicheremo alle critiche che ci sembra doveroso fare in merito a quanto affermato dai 67 firmatari, in quanto di questa questione ci occuperemo successivamente. Ciò che ci preme maggiormente in questo momento è sottolineare nuovamente che questa lettera è giunta al rettore in novembre, inoltre dal testo della lettera appare evidente che la richiesta di annullamento della visita da parte del pontefice non è accompagnato da nessun tipo di minaccia o ricatto. Alla luce di quanto scritto nella lettera, non ha alcun senso parlare di attegiamenti censori. Alcuni hanno definito questi docenti “Talebani”: personalmente non mi dispiacerebbe che costoro, così lesti nell’avanzare sprezzanti epiteti, finissero davvero ad aver a che fare con i veri Talebani…
Una critica che si potrebbe avanzare è che la lettera sia stata scritta in forma aperta. Personalmente trovo strano che tali critiche vengano mosse da persone che si proclamano difensori della libertà di espressione, negando in conseguenza ad altri il diritto di mostrare la propria contrarietà.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un nuovo post dove cercheremo di analizzare il comportamento degli studenti che hanno di fatto impedito che la visita del papa avesse luogo, psseremo in rassegna gli aspetti della protesta che a nostro parere vanno criticati e pubblicheremo una lettera scritta da Giorgio Parisi, in cui il celebre fisico cerca di fare chiarezza sui fatti. Come vedrete il nostro spirito critico riamarrà lo stesso che da sempre ci contraddistingue.
Concludiamo invitando tutti a firmare per una petizione di solidarieta ai professori della Sapienza firmatari dell’ormai celeberrima lettera all’indirizzo:
http://www.osservatorio-ricerca.it/nuovo/index.php?H
L’appello, come avrete modo di leggere, è rivolto al Presidente della Repubblica, ai politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, a quanti operano nell’ambito della comunicazione, ai rappresentanti delle varie religioni e a tutti i cittadini perché si ristabilisca la corretta lettura dei fatti e si evitino strumentalizzazioni che possono, queste sì, rappresentare un pericolo per il dialogo e per il civile confronto delle opinioni.
Stay tuned
S.B.